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IHM-ICHNUSA


Simone "Simplo" Murtas:
Che dire? La mia esperienza motociclistica comincia praticamente a 25 anni, anche se, a livello teorico, sono motociclista da sempre. Ho iniziato a sognare la moto che ancora non parlavo e il mio "innamoramento" definitivo si è compiuto intorno al 14imo anno di età. Infatti, chiunque si ritrovi a passare per Cagliari, percorrendo la via dove si trova il negozio di moto "MOTOR VOGUE" non potrà fare a meno di notare, nella vetrina principale, una enorme macchia sul vetro. Come se fosse stato corroso o sciolto da qualche agente molto potente. Per capire il perchè di questo strano fenomeno occorre fare un salto nel tempo, esattamente al 1985...quando io avevo quattordici anni.
Da due anni stavo praticando una tattica che ritenevo molto efficace con i miei genitori, quella del logorio lento, ma continuo. Il mio obbiettivo era quello dell'acquisto di un 125 per i miei sedici anni, infatti non mi fregava niente dei cinquantini e dei motorini e così avevo deciso di partire d'anticipo, due anni di insistenze, preghiere, suppliche e spudorati, meschini servilismi sarebbero stati sufficienti. Dopo molto tempo ho capito che se io ero tenace i miei lo erano almeno due volte di più.
Comunque, la sede staccata della mia sfigatissima scuola stava a trecento metri dal suddetto negozio e, quando si usciva, era tappa obbligatoria una guardata alle vetrine. Era il periodo d'oro degli enduro, almeno a Cagliari, XT, Tuareg, Elefant e compagnia bella, ma non riuscivo ad entusiasmarmi più di tanto. Finchè, un bel giorno, passando davanti alla solita vetrina la vidi !! Ragazzi che roba!! Lo ricordo come fosse oggi !! Un colpo di fulmine....
Era li, davanti a me, nera e rossa, bassa, compatta, cattivissima.... Ricordo l'impressione che mi fecero i due scarichi, le donavano quell'aspetto simmetrico che ha sempre rappresentato, per me, la condizione basilare per il raggiungimento della perfezione (aspettate a dire che sono matto, c'è dell'altro). La sella sfalsata per il passeggero la faceva assomigliare, per allora, quasi ad una monoposto, i cerchi a razze, i tre freni a disco, le SEDICI valvole....insomma, qualcosa di rivoluzionario per gli occhi di un quattordicenne alle prese con i primi pruriti adolescenziali. E poi i particolari come la maniglia per il passeggero che sembrava uno spoiler, il tappo del serbatoio tipo F1, le striscioline grigie che richiamavano il color metallo del telaio e degli scarichi, gli interruttori che spengono la moto se lasci frizione con la prima ingranata e un cavalletto abbassato, eccetera. Nel frattempo i miei amici continuavano a discutere sulle capacità dei vari enduro di scalare pareti verticali, guadare fiumi, saltare attraverso i cerchi in fiamme eccetera, le solite leggende che si spargono con estrema facilità fra i ragazzini.
Quando si accorsero che ero completamente ipnotizzato da quel gioiello cominciarono a sfottermi dicendo cose tipo:
"ma non lo vedi che è troppo bassa? se trova una pietrolina per terra cade!!"
"e il passeggero dove si mette? su quel trespolo ?"
"quella se piove si ferma!"
e altre amenità.
Ma io sapevo già di amarla e non li ascoltavo.
Dal giorno, ogni sera, andavo a sbavare davanti alla vetrina e, settimana dopo settimana, corrosi il vetro con i liquidi che fuoriuscivano dalla mia bocca. Fortunatamente lo facevo all'ora di pranzo, quando il negozio era chiuso e il proprietario chissà cosa avrà pensato.
Comunque da appena la vidi capii che, prima o poi, sarebbe stata mia. Passarono gli anni, lenti e tristi (ero senza moto) e i miei genitori non cedettero di un millimetro.
Nemmeno quando, dopo vari lavoretti ed enormi sacrifici, avevo racimolato un discreto gruzzolo, che doveva servirmi per comprare il mio primo PC (allora costavano parecchio). Avevo diciassette anni e frequentavo il 4' anno di Informatica alle superiori. Al negozio di computer mia madre, confidando nella mia passione per gli elaboratori mi disse, "e se adesso ti facessi scegliere fra il computer e la moto che farest..." non fece in tempo a finire la frase che già correvo verso il concessionario più vicino. Mi riacchiappò per il colletto dicendomi che scherzava....MA CHE SONO SCHERZI DA FARE ?
Ridendo e scherzando mi ritrovai a venticinque anni che lavoravo già da quattro, la macchina pagata (purtroppo indispensabile per recarmi a lavoro a 70km da casa), vivevo da solo da un po', insomma, potevo finalmente comprarmi il mio sogno, una moto. Purtroppo le mie numerose e costose passioni (il gruppo musicale, i computer, i dischi, i film, i libri) non mi permettevano (e non mi permettono tutt'ora) di acquistare una moto nuova e cominciai la ricerca di un buon usato.
Il mio sogno era sempre rimasto quello di possedere una GPZ600R rosso e nero, nonostante tutte le modernità e le evoluzioni dell'industria delle due ruote. Purtroppo i prezzi erano tutti molto alti per le mie tasche e così andai a vedere l'unica moto "accessibile" per i miei averi, una NS400F. Ero già dubbioso sull'affare quando, al telefono, il venditore mi disse che la moto era "tutta incarenata".
Un altro forte dubbio aleggiava sul fatto che la Honda avesse inventato un sistema di ancoraggio della carena con del fil di ferro, ma il proprietario mi assicurò che si trattava di una soluzione originale. Io interpretai quell' "originale" come a indicare una soluzione che solo lui aveva adottato piuttosto che come testimonianza del fatto che la moto originariamente fosse nata così.
Quando la sentii accesa (dopo circa mezz'ora di tentativi del suo padrone e relativo scoppio finale con fuoriuscita di una nube nerissima dagli scarichi) non ebbi più dubbi, dovevo assolutamente trovare una GPZ !!
Finalmente, in un giornale, comparì l'annuncio tanto atteso: GPZ600R a 2'500'000. Corsi a vederla, era parcheggiata in un garage incasinatissimo, ma coperta. La carena era quasi completamente a posto, giusto qualche graffietto. Quando la mise in moto fu come un sogno, al primo colpo, regolare, senza scoppiettii. Scoccò quella scintilla che mi fece capire che quella moto era la mia, che non mi avrebbe dato noie e che saremo stati bene insieme. Cercai di dimostrarmi ancora dubbioso col tipo, per tirare sul prezzo, ma non ce ne fu bisogno. Gli chiesi il motivo della sua cessione e mi disse:
"Me ne voglio liberare, il primo che mi da due milioni se la prende, non la voglio più vedere (e gli diventarono gli occhi lucidi), anzi, sto vedendo anche il kart, il wind surf e la moto d'acqua, se sai di qualcuno...". Capii che si doveva sposare e che la moglie gli aveva imposto di vuotare quel garage da tutta quella roba, così come avrebbe dovuto svuotare la sua anima dalle sue passioni.
In questo modo venni in possesso del mio tesoro che, fida e sicura, mi scorrazza per le strade della Sardegna e ha porteto me e la mia ragazza ad un raduno in Abruzzo
Non mi dilungherò sul rapporto uomo-moto, su cui tanti hanno scritto e ne scrivono ancora, ma su quello uomo-GPZ.
Non so se quello che dirò adesso sarà una prerogativa del "mio" rapporto con la "mia" moto o se riguarda tutti i possessori di GPZ e la loro moto. Nel caso sarei lietissimo di sentire anche l'opinione di qualcun altro.
Come si fa a non amare una moto così? Come si fa a non amarne ogni pregio ed ogni difetto?
Io non ho mai avuto altre moto e ne ho guidate pochissime, quindi non posso fare paragoni, ma so che questa è la moto più bella del mondo :) Molti di voi avranno da obbiettare su tutto quello che considero "fantastico" della mia piccola, probabilmente con piena ragione, alcune cose potranno anche sembrare delle banalità, ma io la amo e "all'amor non si comanda".
Quel classico suono, come un urlo che pronuncia qualcosa di simile a un "RRRRRRRRRRRRRRR", quando il motore sale sopra i 7000 giri fa accaponare la pelle. Ti fa capire che quando vuoi lei è pronta, che anche se in città rimane tranquillina tranquillina, sotto al tuo sedere i quattro cilindri non vedono l'ora di scatenarsi, ma solo se lo vuoi anche tu.
Le posizioni sportive, ma non sacrificatissime del pilota e del passeggero che permettono di viaggiare senza problemi, ma anche di fare qualche bella piegozza (vi ricordo che per me una bella piegozza è una curva molto larga percorsa a 45kmh con un'inclinazione di 7° della moto. Lo so può fare molto di più la GPZ, ma il limite è solo mio!!).
Certo questa moto ha anche i suoi difetti, ma come non amarli? Sono come i difetti delle nostre donne, che tanto critichiamo, ma senza i quali non sapremmo come fare, per esempio gli specchietti che, in qualsiasi posizione li si metta, inquadrano sempre o le braccia del pilota, o gli aerei che passano, o le macchine nell'altra corsia. Inutile citare banalità scontate come il peso "irrisorio" e l'azzecatissima misura dei pneumatici (110 avanti e 130 dietro, manco la panda !!).
Un altro difetto curioso è quello che riguarda il sottosella. Se ci si azzarda a infilare anche solo un foglietto di carta dello spessore di un micron nel sottosella non c'e' verso di riuscire a richiuderlo, è studiato con una precisione millimetrica e non esiste la possibilità di metterci nulla. Ah già, ci sono i vani sotto al sedile del passeggero, quelli con gli sportellini. Sapete cosa ci stà? Ora vi faccio l'elenco di quello che sono riuscito metterci dopo giornate intere di manovre alla "Cubo di Rubrick".
N' 1 elastico legapacchi mini tutto ripiegato
N' 1 Pinza in miniatura
N' 2 Cacciaviti nani (quelli lunghi 4 cm in tutto)
N' 1 Chiave inglese regolabile bonsai.
35cm di cavo elettrico.
Il tutto deve, ovviamente, essere introdotto secondo un ordine e un rituale ben preciso, pena l'impossibilità di chiudere gli sportellini e, di conseguenza,la sella. Sempre restando in argomento "sottosella" vorrei citare come, una volta aperto, si possa vedere l'interno della fiancata destra. Qui è attacato un adesivo con su scritti i "controlli da effettuare prima di ogni partenza". Secondo chi ha scritto questa roba io dovrei, ogni volta che devo prendere la moto, verificare se c'e' benzina, verificare il livello di tutti i liquidi, compresi quelli della batteria e del freno posteriore che non è che siano di immediato accesso, verificare che tutte le luci funzionino, controllare la pressione dei pneumatici, la pressione degli ammortizzatori, il grado di lubrificazione e di tensione della catena e lo stato dei dischi e delle pastiglie.
Una volta finito tutto si è fatta notte ed è ora di tornare a casa.
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